A volte penso che quello strano sono io. Che non è possibile che mi capitino sempre situazioni in cui non mi trovo esattamente a mio agio, con scelte che non condivido. E allora mi fermo a pensare: sono io quello che non si "accontenta" o sono le situazioni in cui mi ritrovo che sono "estreme". O forse, terza ipotesi, non sono la persona giusta al momento giusto.
Provengo da una situazione lavorativa dove la parola d'ordine, purtroppo e usualmente, è "non faccio niente perchè non mi compete". Questa competenza poi è tutta opinabile e di rado si riesce ad individuare. Un ambiente dove non ci sono stimoli, dove granparte non ha voglia di fare niente, non ha "attaccamento all'istituzione", che si accontenta di galleggiare, di passare la giornata cercando di fare il meno possibile e pensare ai cazzi suoi.
Questo ambiente ho lasciato con la speranza che qui a Murcia, nella "rampante" Spagna (questo si pensa ora in Italia) avrei trovato un ambiente confacente alle mie capacità e alle mie passioni.
Ebbene sì. Qui ce ne hanno troppe di passioni. Nell'ufficio dove lavoro esiste la stessa identica disorganizzazione e illogicità dell'ambiente precedente, ma con polarità opposta.
Se prima l'illogicità era data dalla mancanza di entusiasmo qui ce n'è fintroppo. Se prima nessuno voleva fare niente perchè si diceva "non competente" qui si cerca di fare tutto perchè ci si crede competenti in tutto. Assurdo.
Non voglio entrare negli aspetti tecnici della questione ma, posso dire che secondo il capo noi dovremmo occuparci di tutto. Persone che hanno preparazioni e skills, ad esempio, prettamente legati alla comunicazione da "ufficio stampa" dovrebbero, dal giorno alla notte, mettere su una webtv.
Altri colleghi che gestiscono sitarelli fatti per "passione" senza MAI considerare le implicazioni tecniche e di sicurezza che una webapplications comporta, dovrebbero mettere su sistemi complessi per la gestione dei contenuti.
Colleghi che sanno usare solo windows per installare programmi, dalla settimana seguente dovrebbero manuntenere webservers con sistemi operativi completamente diversi.
Motto del capo sembra essere: Io sono il migliore di tutti, io so fare tutto.
Per me è inconcepibile. Si fa prendere dall'euforia. Fino all'altro giorno era euforico per il software che uso io per lo sviluppo dei portali, e da oggi vuole "un blog per ogni prof" perchè ha ascoltato una conferenza ieri sera sul blogging.
Sembra ci sia una equazione perversa del tipo: "mi piace" -> "il software esiste" (fottendosene allegramente dei requisiti tecnici) => "si fa da domani", e cosa più grave, "tutti devono seguirmi".
Non so cosa pensare, non so come così giovane possa portare dentro questa arroganza e questa "aurea dittatoriale" che incarna nel "tutti devono fare/dire/pensare quello che faccio/dico/penso io perchè IO STO NEL GIUSTO".
Ma si può?
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
2 commenti:
Spesso un buon capo vale più di cento dipendenti. E non vuol dire dittatura, ma rispetto, valorizzazione, stimolo, gratificazione, comprensione del tuo lavoro e visionarietà propositiva, spesso anche aiuto, ma anche controllo, disciplina, imposizione ma comunque nel rispetto umano ed emotivo.
Questo fa di un capo una figura insostituibile per i suoi dipendenti oltre che garantire loro una crescita professionale ragguardevole e per se una visibilità spesso anche al di fuori dell'azienda.
Il mio mito è ovviamente S. Jobs che ormai incarna la sua azienda e ne condiziona gli andamenti finanziari con la propria salute. Forse è anche un'utopia.
Ci sono poi casi che ben conosciamo in cui una figura professionale di tale levatura viene silenziosamente allontanata seppur necessaria per non intralciare altri percorsi molto opinabili e discutibili, sui quali evitiamo di parlare.
Mo Sabbì, come stai fattizio :-)
Posta un commento